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ECONOMIA OLISTICA

Affari sì, ma di pace

di Franco Ceccarelli

I tempi dell'economia della guerra sono finiti, sotterrati dalla caduta del Muro di Berlino. Certo, nel mondo si combattono ancora conflitti sanguinosi, che non sono però in grado di incidere sull'andamento della macro-economia: sono ben poca cosa rispetto a ciò che ha rappresentato per il business mindiale l'opposizione ai Paesi dell'Est.

Non funzionando più a pieno regime il moltiplicatore economico dell'industria degli armamenti, il giro d'affari mondiale si è ridotto immensamente, raggiungendo livelli bassissimi.

L'unica possibilità di salvezza consiste nel cambiare la nostra mente sviluppando una nuova visione del mondo, e poi agire di consseguenza. Già, perchè non basta pensare in modo positivo, bisogna anche compiere scelte pratiche positive. scoprendo l'incommensurabile valore della pace interiore, miglioreremo i rapporti con noi stessi, con gli altri, con la natura, con il denaro: non avremo allora dubbi nell'impegnarci senza riserve a colmare il vuoto lasciato dall'economia della guerra con l'economia fondata sulla pace.

L'economia fondata sulla pace è l'unica vera alternativa al collasso finanziario, ecologoco e morale del Pianeta.

E' la soluzione coraggiosa che dobbiamo applicare oggi per garantire un futuro ai nostri figli. Non solo le istituzioni e gli imprenditori: chiunque può contribuire a sviluppare l'economia della pace. ripensando innanzitutto ai propri bisogni e ridisegnandoli nella direzione della positività e del rispetto degli altri e della natura.

Impegnandoci subito a produrre, a spendere e a investire in modo diverso. Affrontiamo il lavoro, gli affari e i consumi con l'energia che nasce dalla motivazione di fare qualcosa di buono per questo mondo. Riconvertiamo le industrie dannose per l'ambiente e per la salute. Promuoviamo un mercato commerciale basato sulla positività. Diciamo basta alla logica che ci fa deprecare la fame nel mondo ma poi ci fa distruggere tonnellate d'arance per calmierare i prezzi!

L'economia della pace è un'economia che non ha paura. E' un'economia che non spreca le risorse, che conosce l'altruismo, che si prende cura dell'armonia dell'Universo. Siamo già in molti a voler lavorare nella sua dimensione. Solo a Milano sono cinquemila le asssociazioni che agiscono nei campi dell'ecologia, della sspiritualità, del volontariato.

Ma piccolo è bello, e i piccoli uniti sono ancora più belli: le isolette del pensiero positivo possono formare un vero arcipelago della pace, in grado di creare nel suo insieme un grande movimento d'opinione, un'importante rete d'informazioni positive, ma anche un imponente network commerciale.

Chi pensa olistico spende bene e quando investe sa muoversi come un businessman dalle idee molto chiare e può trovare svariate posibilità per mettere a frutto i suoi capitali e la sua capacità di lavoro, visto che è in continua crescita la domanda di informazioni positive e di prodotti sani, puliti.

Se tutti quelli che aspirano a vivere in armonia unissero le loro forze, i governi non potrebbero più esimersi dall'emanare leggi in favore delle imprese che promuovono l'economia della pace.

Le banche sarebbero stimolate a finanziare progetti ecologicamente corretti. I mass media si farebbero coinvolgere nella formazione di una coscienza collettiva e comincerebbero a diffondere messaggi in linea con la pace e a pubblicizzare solo prodotti rispettosi dell'ecosistema. E la scuola potrebbe finalmente proporre un sistema educativo con al centro il valore della pace: ne avremo bisogno per vincere la sfida al Terzo Millennio.

 


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