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ESPLORAZIONE CYBERNETICA
DEL CORPO E DELLA COSCIENZA

Estratto dal libro Cyber, la Visione Olistica, di Nitamo Montecucco, Ed. Mediterranee.

 

Vipassana Cybernetica

L’olismo si identifica nel concetto di crescita globale. In questa visione ogni atto evolutivo diventa strumento per una salute globale. Essendo corpo, emozioni, mente e coscienza differenti aspetti di un’unità organica, ogni atto di equilibrio si estende sulla totalità portando aumento di consapevolezza e di benessere psicofisico. Proviamo ora ad esplorare in modo più scientifico il "campo soggettivo di informazioni" - che chiamiamo il "nostro corpo" - utilizzando una classica tecnica di pura osservazione di sé attraverso il respiro – la "Vipassana" - ed un linguaggio cibernetico.

 

Il corpo fisico o materiale

Quando diciamo "il nostro corpo", cosa vogliamo veramente dire? Cosa sono la sensazione fisica e il senso di esistere? La nostra cultura quotidiana ci nasconde delle realtà evidenti quando dice che il "corpo" è fatto di materia fisica: una massa bruta, pesante e misurabile come un qualsiasi altro oggetto. Nella comune accezione del termine, il corpo viene ritenuto un qualcosa di complesso ma stupido, come un automa, una macchina biologica con istinti e desideri, che ogni tanto si rompe e che i medici aggiustano. Ora cercheremo di modificare questa comune visione delle cose. Già se applichiamo i dati scientifici della fisica e della chimica, il quadro inizia a cambiare radicalmente: vediamo come.

 

Il complesso corpo quantistico

Io, come ogni altro essere vivente, sono un’unità complessa formata da particelle subatomiche, che si muovono a velocità prossime a quelle della luce, su orbite di grande stabilità ed equilibrio formando atomi e molecole. "Fantastiliardi" di fotoni vibrano su infinite frequenze elettromagnetiche e si muovono alla velocità della luce tra questi atomi, scambiando infiniti messaggi e legando il tutto in una lucente rete di comunicazione elettromagnetica. Miliardi di atomi che si autoorganizzano in geometrie di rara struttura, ardite ingegnerie genetiche in costante mutazione che formano le cellule. Il nostro corpo è formato da centinaia di miliardi di queste unità cellulari in continuo interscambio di energia e informazione tra loro. Una rete di relazioni di altissima sinergia e complessità, una vera sinfonia di frequenze, vibrazioni, voci e melodie si fondono in un’unica armonia che chiamiamo "il nostro corpo".

 

Il corpo cibernetico o cosciente

Ma anche questa visione più corretta del corpo è parziale. In realtà la scienza ci nasconde qualcosa di basilare importanza sul corpo: ci nasconde la sua coscienza, la sua intelligenza viva, sensibile e pulsante, la sua esperienza archetipica e sacra. Ci nasconde che ogni atomo è una piccola unità cosciente e intelligente dalla cui fusione, in unità sempre più grandi come le molecole e le cellule, viene ad esistere la nostra stessa vita, l’unità cosciente e intelligente che chiamiamo "io", il frutto dell’armonica fusione di infinite piccole intelligenze, che cooperano, che si scambiano informazioni ed energia per poter coesistere e creare questo mio "corpo", un tempio vivente in onore dell’evoluzione dell’intelligenza del Tutto che si manifesta attraverso ognuno di noi.

 

Il corpo sacro: tecniche di viaggio nella coscienza vivente

Sacro è tutto ciò che esiste quando io sono in uno stato di coscienza silenziosa: quando io stesso mi sento sacro. Allora tutto diventa divino, perfetto così com’è perchè lo vivo come parte integrante dell’intelligenza del Tutto. Quando iniziamo a comprendere ogni unità dell’esistenza in termini di Cyber, ossia come campi di coscienza vivi e pulsanti in cui l’energia e l’informazione sono costantemente in comunicazione e movimento, allora il mondo che ci circonda cambia completamente. Il corpo diventa parte del flusso di una realtà viva e sensibile, diventa il centro di una infinita rete di informazioni che dall’universo arrivano, qui e ora, a me. Il corpo vive nel presente e continua ininterrottamente a percepire l’esistenza nel presente.

Quando sono realmente in contatto col corpo, il tempo si arresta e sperimento un continuum di esperienze, in un flusso di informazioni senza sosta, come un'onda inarrestabile dell’oceano. Ma se voglio veramente conoscere chi sono, mi sperimento: mi sistemo in una posizione confortevole, con la colonna vertebrale eretta e rilassata, le mani appoggiate alle ginocchia, il capo in equilibrio sul collo e chiudo gli occhi. Entro dentro di me... fermo i pensieri e pongo tutta la mia attenzione consapevole sulle sensazioni dell’istante presente, sento tutto il corpo come una cosa unica, che pulsa e respira. Questa antica tecnica buddhista chiamata Vipassana è il metodo più semplice, innocuo ed enormemente utile per conoscere se stessi ed evolvere, e che tutti possono facilmente sperimentare anche da soli.

 

La testa

All’inizio mi sento quasi sempre molto "nella testa", a volte i pensieri sembrano un programma radio inarrestabile... ma pian piano, senza sforzo, io riporto l’attenzione al mio corpo e respiro e mi sento presente a me stesso... fino a che la mente tace. Questa sensazione di esserci, di essere consapevole di esistere, si può facilmente sperimentare anche ad occhi aperti ed è una delle caratteristiche fondamentali di ogni tecnica di ricerca e di evoluzione; viene chiamata da Gurdjieff: "ricordarsi di sé". Da questo spazio di consapevolezza inizio l’esplorazione, sento il mio corpo respirare... senza minimamente alterarne il ritmo o i tempi e godo di questa sensazione... come di un flusso di cibo gassoso di cui il corpo è tremendamente ghiotto (e basta restare alcuni istanti senza respirare per accorgersene). Quando anche questa sensazione è raggiunta e stabilizzata, allora inizio la tecnica della discesa dalla testa al cuore, alla pancia. Inizio a sentire il respiro appena fuori dalle narici e, molto lentamente, lo sento salire dalle narici, senza fretta; quando giunge alla radice del naso, mi fermo parecchi minuti perchè entro in una situazione di particolare benessere e centratura. Poi dalla radice del naso il flusso d’aria si muove indietro e verso il basso. Lo sento espandersi a tutta la fronte e alla testa fin dietro alla nuca e al collo, altre volte scende più decisamente lungo la gola e il collo. A volte nella testa vi sono aree che non percepisco affatto, come aree buie, spente.. lì mi soffermo finchè non ritorno a sentirle ben vive e unite al resto di me. Spesso percepisco forti tensioni anche nel collo, sento che in questa zona ci sono molte sensazioni tratttenute, respirandoci dentro e muovendomi dolcemente le libero e sento il collo che si espande meglio.

 

Il cuore

Poi il respiro scende al torace e la mia attenzione entra con questo flusso nella parte centrale del mio corpo. È un particolare piacere sentire il torace espandersi e riempirsi d’aria ossigenata e, senza posa, svuotarsi ed eliminare residui gassosi di carbonio... godo quando, a volte, percepisco il centro del petto, il cuore pulsante... il vero centro. Emozioni di tristezza e di gioia si celano in quel punto magico e quando le prime sono in eccesso, quando cioè il dolore del nostro vivere è troppo pesante, non sento più il cuore, come se fosse coperto da un velo, da una nube grigia, o come se al suo posto ci fosse solo un buco vuoto. In questi casi piango e lascio uscire l’angoscia o la malinconia che inconsciamente ho trattenuto nel mio cuore. La sensazione di cuore libero per me è come la sensazione di quando da bambini finiva la scuola e ci si ritrovava soli, in un pomeriggio di giugno sotto un grande albero del parco o in un angolo verde, senza nulla da fare, liberi di essere senza meta e quindi presenti a se stessi e al momento magico e silenzioso, mentre lo sguardo si sentiva rapito dal sole che passava tra le foglie diventando luce verde e dorata... come il cuore che gioiva di esistere.

Quando il cuore è aperto, sento un'onda di piacere silenziosa e lenta che si espande al petto, alle spalle fino a scendere alle braccia e a scaldarmi le mani.

 

La pancia

E dal petto l’attenzione segue il flusso del respiro che, superando il valico del diaframma, giunge alla pancia. Se il diaframma è troppo teso, l’addome rimane zona morta o appena percepita, allora bisogna lavorare col massimo di consapevolezza possibile per cogliere le minime sensazioni e iniziare il lavoro di riconnessione e di risensibilizzazione. La pancia è uno spazio sacro... quando il respiro vi fluisce liberamente si sperimenta una porzione del nostro essere di grande profondità e silenzio, densa di sensazioni lente e piacevoli. La pancia è il centro del nostro corpo connesso con la vita più primitiva animale e vegetale. Quando la sensazione del respiro si è stabilizzata, noi siamo ad un livello di onde cerebrali lentissimo, siamo come un vegetale, come una quercia con le nostre gambe/radici verso il suolo, la nostra colonna/tronco eretta, le nostre braccia/rami in fuori con le mani/foglie rilassate, e con il capo/bocciolo aperto verso il cielo.

 

Il tutto

La sensazione di quando sono centrato nella pancia è di totale unità e pace... solo lì sperimento la totalità del mio corpo come un tutto vivo, non sento a volte più nemmeno i suoi limiti, come se la pelle si fosse trasformata in qualche cosa di evanescente, come una nuvola, un’aura che si espande molto al di là dei miei confini fisici. A questo punto dal coccige, la "radice" dell’albero della coscienza/corpo seduta sulla madre terra, sento l’intera colonna, come una luce fluida e stabile connessa con la sommità della testa... con il "fiore" aperto sul Cosmo e mi sento vasto e.. stando in quello stato di grande e sottile piacere di esistere perdo il mio "io"... il respiro si rallenta e si arresta... dimentico il mio centro e sperimento l’infinita dimensione del vasto nulla cosciente... l’oceano dell’esistenza in cui tutti esistiamo... il divino corpo del Tutto.


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