LUOGHI MAGICI A BAGNI DI
LUCCA
di Mario Betti
Attraverso la rievocazione, sia pur sommaria, di usi, costumi e
leggende, ci proponiamo di aprire uno spiraglio sulla Bagni di Lucca occulta, quella dei
luoghi magici, pervasi di vibrazioni speciali e popolati da esseri invisibili.
Una chiave di lettura per comprendere le matrici storico-culturali
che informano le tradizioni occulte ed esoteriche locali, si può ritrovare nella
particolare collocazione geografica di questi luoghi.
Bagni di Lucca si distende lungo la vallata della Lima, fra rilievi
montuosi e collinosi saturi di acqua e di vegetazione. Nell'Antichità questi territori
hanno visto embricarsi l'influenza di tre grandi civiltà, quella celtica, quella ligure e
quella etrusca, che hanno lasciato il segno di una religiosità pagana di stampo
magico-naturalistico.
Il Ponte del Diavolo
Il viandante che, nei secoli passati, si recava ai Bagni di Lucca,
si trovava ad attraversare il Ponte della Maddalena, meglio conosciuto come "Ponte
del Diavolo". Si tratta di un'ardita costruzione architettonica che si protende con
le sue arcate al di sopra del fiume Serchio; essa risale al Medioevo e si conserva ancor
oggi pressochè intatta. Sulla storia delle sue origini esistono incertezze e lacune.
La leggenda narra che il costruttore, non riuscendo ad innalzare
l'arco principale del ponte, decise di chiedere la collaborazione del Diavolo. Questi
concesse il suo aiuto in cambio della prima anima che avesse attraversato il ponte.
L'opera fu realizzata in una sola notte. Quindi il costruttore, furbescamente, aizzò un
cane a correre su per il ponte. Così il Diavolo, beffato, dovette accontentarsi
dell'anima di una bestia.
Ci troviamo di fronte ad una sorta di patto col Diavolo
ante-litteram, anche se, in questo caso, l'accordo non assume le tinte fosche e
drammatiche della vicenda faustiana, ma rimane contenuto entro i binari di un gioco
amichevole e scherzoso. Del resto esiste tutta una tradizione medioevale che raffigura i
diavoli non come potenze malefiche da combattere ed evitare, ma come spiritelli
scapestrati e simpatici, spesso dotati di saggezza e benevolenza, con i quali si possono
tranquillamente stipulare accordi e contratti. Tant'è vero che le immagini di mostruosi
diavoletti compaiono ad ornare balaustre e capitelli di chiese e cattedrali.
E' probabile che dietro l'immagine simbolica del Diavolo si
nascondessero corporazioni ed ordini iniziatici che custodivano gelosamente i segreti
dell'arte muratoria, tenendosi al di fuori della cultura ecclesiastica ufficiale.
Secondo una variante della leggenda del Ponte del Diavolo, l'opera
sarebbe stata commissionata al Diavolo da San Giuliano l'Ospitaliere, protettore dei
viaggiatori (1). Si può scoprire, dietro questa versione, l'esistenza di rituali
propiziatori miranti a salvaguardare i viandanti nel loro cammino. I diavoli potrebbero
essere intesi, in questo caso, come spiriti protettori dei luoghi e della strada, secondo
una conoscenza magica comune a tutte le tradizioni filosofico-religiose del mondo antico.
Il Colle di Corsena
Al centro della Val di Lima, in prossimità della confluenza con il
Serchio, si erge una piccola altura denominata Colle di Corsena. E' sulle sue pendici che
si concentrano tutte le sorgenti termali.
Il suffisso "-ena" tradisce l'origine etrusca del toponimo
"Corsena"(2). E' verosimile che gli Etruschi, popolazione di squisita
sensibilità magico-religiosa, avessero eletto questo luogo come sede di culto e di
pratiche divinatorie.
Le scaturigini di acqua calda e le grotte rappresentano zone di
eccezionale intensità energetica. Le mirabili virtù terapeutiche delle acque e dei
vapori si coniugano con la suggestività e la sacralità del sito. Qui si stabilisce un
punto di contatto con le forze sotterranee dell'Averno, particolarmente propizio per le
cerimonie e le invocazioni.
Un aspetto che è interessante sottolineare è la particolare forma
del Colle di Corsena. Visto dall'alto, esso appare come una piramide, a base romboidale,
nettamente separata dalle alture circostanti; soltanto una sottile cresta la collega alla
restante catena appenninica. Ci troviamo di fronte ad una piramide naturale nelle cui
profondità giacciono le falde acquifere termali. Le correnti energetiche generate alla
base risalgono attorno alle pendici, secondo un percorso spiraliforme, per convergere alla
sommità.
In cima alla collina, sui ruderi di un antico castello, in mezzo ad
un bosco di lecci, sorge un edificio a pianta circolare che rievoca la struttura degli
antichi templi boschivi. Qui si può percepire un'atmosfera di pace che suscita un senso
di misticismo e di profonda armonia con le forze del suolo e della natura. Nel punto di
maggiore intensità vibratoria è stata eretta, ormai da diversi secoli, una croce di
ferro. La sommità dell'altura si prestava alle pratiche fulgurali ed augurali, ossia
all'osservazione mantica dei fulmini e del volo degli uccelli.
I fuochi
Un culto residuale pre-cristiano è rappresentato dal "fuoco
dell'Annunziata", un gigantesco falò che veniva acceso ogni anno presso l'omonima
Chiesetta, in prossimità del Colle di Corsena, in occasione del 25 marzo, festa della
SS.ma Annunziata, ossia in concomitanza con l'inizio della primavera. Questa usanza, che
vedeva l'entusiastica partecipazione dei ragazzi del paese, si è mantenuta fino a pochi
anni fa. L'accensione del falò era un rituale diffuso in molte località della Val di
Lima e scandiva ricorrenze stagionali o lunari. Ancora viva è la tradizione del
"fuoco di Sala" che viene acceso ogni anno per S. Giovanni, ossia il 24 giugno,
subito dopo il solstizio d'estate.
Le streghe del Pratofiorito
tica flora. La vetta prese il nome di Prato Fiorito. Ma perchè gli
uomini, che sono cattivi, non possano godere di questa bellezza, Iddio comandò alle
streghe e ai diavoli di far colà i loro raduni»(3).
Gli anziani del luogo raccontano che, ogni dieci anni, per la
vigilia di Ognissanti (ossia nella notte fra il 31 ottobre ed il primo novembre) le
streghe fanno la loro apparizione sul Pratofiorito e lì compiono il loro sabba danzando
in cerchio. L'ultima apparizione era attesa nel 1990. In quell'occasione numerosi
visitatori, provenienti da ogni parte della Toscana si affollarono sulle alture vicine.
Quella notte scoppiò un violento temporale, con nebbia, fulmini e scrosci di pioggia
torrentizia, che impedì la visibilità, ed i curiosi rimasero inzuppati e delusi per non
aver potuto scorgere alcunchè.Così bisognerà attendere speranzosi la prossima
occasione, nell'anno 2.000. E' probabile che, dietro la leggenda delle streghe, si celino
culti residuali pagani delle antiche popolazioni liguri. A questo proposito si racconta
che la Chiesa di S. Cassiano di Controni, alle basi del Pratofiorito, sia stata edificata
sui ruderi di un tempietto dedicato a Diana (4). Sembra che un altro tempietto sorgesse
sul versante opposto, verso Nord, dedicato forse ad una divinità boschiva assimilabile a
Fauno.
Certo è che, sulle pendici del monte, si trovano numerose specie
botaniche, molte delle quali non rientrano nella flora tipica di questa regione. Si
riscontra una densità straordinaria di "Amanita muscaria", nonchè la presenza
di erbe (mandragola, iperico, belladonna, giusquiamo, stramonio) tradizionalmente
impiegate per rituali magici e pratiche medianiche. E' stato ipotizzato che qui, in epoca
remota, esistesse una specie di giardino botanico ricco di specie con proprietà
medicamentose e psichedeliche. Ciò suffragherebbe l'esistenza di culti misterici che
promuovevano l'induzione di stati non ordinari di coscienza, il distacco dal corpo ed i
viaggi astrali di tipo sciamanico.
Il misterioso tempio astronomico di Casoli
Il mondo dei Celti riaffiora nei resti di un complesso litico presso
il villaggio di Casoli. Si tratta di due grossi blocchi di pietra lavorati e squadrati ad
arte che presentano sui bordi una serie di fori (almeno sette) destinati ad accogliere
aste di legno o di metallo. Grazie all'orientamento e all'allineamento dei fori, si può
ottenere una raffinata meridiana in grado di fornire precise indicazioni astronomiche e
calendariali.
Le pietre, oggi seminascoste fra i letami di un pollaio, sorgono in
uno spazio aperto, parzialmente circoscritto dalla cerchia muraria interna dell'antica
rocca. Il complesso fa pensare ad un antico tempio a cielo aperto con funzioni di
osservatorio astronomico, tipico della più genuina cultura celtica (5). Un altro
importante reperto è rappresentato da una serie di incisioni serpentiformi che
raffigurano, probabilmente la "snake-goddes", la dea serpente dell'antico
pantheon indoeuropeo (6).
L'Angelo che segna le acque
Secondo un'antica consuetudine, ormai caduta in disuso, gli
stabilimenti termali di Bagni di Lucca davano inizio alle loro attività con il primo
venerdì di marzo, perchè solo allora l'Angelo delle Terme operava la
"segnatura" delle acque calde, rinnovandone le virtù terapeutiche.
La leggenda dell'Angelo che scende per segnare le acque risale ad
epoche molto antiche. Già nel Medioevo era viva e diffusa fra le popolazioni del luogo e
ne influenzava gli usi e le credenze.
Scrive il medico Matteo Bendinelli nel 1483 (7): «...] i contadini
della nostra zona [...] nel primo venerdì del mese di marzo si recano a visitare questo
bagno con grande devozione, entrano e fanno a gara a chi si immerge per primo, nella
convinzione che la notte precedente questa acqua sia stata segn»ta dall'Angelo di Dio»
(8).
Questo cerimoniale collettivo, che si ripeteva con ricorrenza
annuale, dimostra l'impatto che la figura dell'Angelo esercitava nell'immaginario delle
popolazioni locali e sottolinea il senso magico-religioso che si legava ai bagni termali.
E' interessante sottolineare che l'Angelo operava una "segnatura" e non una
semplice "benedizione". Il verbo "segnare" suggerisce che si trattava
di una vera e propria operazione magico-religiosa attraverso la quale venivano attivate e
potenziate le proprietà taumaturgiche delle acque. In effetti, era tale lo stupore
esercitato dalle virtù terapeutiche di queste acque e dall'alone di sacralità che
pervadeva i luoghi circostanti, che lo stesso Bendinelli commentava: (9).
Le acque calde e le grotte a vapore naturale suscitavano un senso di
rispetto e di devozione che si traduceva in un vero e proprio culto animico-naturalistico.
In contatto con le forze della natura
Molti indizi fanno ragionevolmente pensare che ci troviamo di fronte
ad un cerimoniale molto antico, di origini pre-cristiane, che si è protratto, sia pure
con deformazioni e adattamenti, fino in epoca moderna.
L'aspetto animico-naturalistico rimanda ad una religiosità pagana,
tipica delle popolazioni protoitaliche e delle culture celto-liguri ed etrusche. Lo stesso
atto della "segnatura" è legato ad una concezione magico-taumaturgica
sopravvissuta nei cerimoniali e nelle credenze popolari; è tipico, infatti, l'atto del
segnare le malattie da parte di stregoni e guaritori! Certamente rappresentava una gran
festa, per le popolazioni del luogo, l'immersione rituale nelle acque calde
all'approssimarsi della primavera. Si rinnovava, in questo modo, un contatto intimo con le
energie profonde della terra e con la natura in risveglio.
Va ricordato che, presso le civiltà protoitaliche, le sorgenti, le
polle, i corsi d'acqua, le grotte erano abitate da entità invisibili (come le ninfe, le
ondine ed altri geni tutelari) le quali erano sovente oggetto di venerazione e culto.
Questa forma di religiosità si è trasmessa anche al Cristianesimo, sia pure con le
dovute trasposizioni. Così si comprende il culto di madonne e santi protettori proprio in
prossimità di grotte, sorgenti e corsi d'acqua.
A maggior ragione, i luoghi termali erano vissuti come zone di
particolare potenza e sacralità. E' qui che il fuoco sotterraneo e l'acqua scaturivano in
una felice sintesi, equilibrati da misteriose leggi, e in questi luoghi veniva ricercato
un contatto con le forze animiche del suolo.
Una sincronicità fra cielo e terra
La scelta del primo venerdì di marzo non è casuale.
Il significato calendariale è palese. In questo periodo si
preannuncia l'approssimarsi dell'equinozio di primavera. Il giorno di venere (dies
Veneris), secondo la liturgia esoterica, corrisponde alla luna calante (intorno al terzo
quarto). In questa fase si realizza un delicato equlibrio astrologico fra energia
lunare-acquatica (luna calante) ed energia solare-ignea (sole crescente).
Va ricordato che nella sorgente termale l'elemento acqua e
l'elemento fuoco coesistono e si rettificano dando origine ad una sostanza dotata di
eccezionali virtù terapeutiche. I testi antichi parlano di "mirabilis aqua",
ossia di "acqua dalle proprietà miracolose".Si comprende bene come, in questa
particolare fase dell'anno, l'influenza degli astri entri in risonanza analogica con
l'energia delle acque termali e ne esalti le virtù.
Alla riscoperta di antichi segreti
Nei decenni passati ha operato in Lucchesia una fratellanza
filosofica ed esoterica di ispirazione ermetico-alchemica, la Rosa+Crux Aurea Italiae.
Oltre all'ascenso iniziatico, la fratellanza si proponeva di entrare in contatto ed
operare con le entità sottili e gli eggregori del luogo. A questo fine alcuni adepti
hanno compiuto accurate ricerche raccogliendo materiale magico-religioso legato agli
antichi culti locali.
E' stato possibile così ricostruire un rito che era caduto in
disuso da molti secoli e che sembra affondare le sue radici nella tradizione cultuale
protoitalica. Le formule sono in lingua latina arcaica e risalgono probabilmente al II
secolo a.C., ossia all'epoca della prima invasione romana. E' verosimile che si tratti
della trascrizione latina di una rituaria più antica risalente alle precedenti
popolazioni di cultura celto-ligure ed etrusca.
La specificità protoitalica del culto è attestata da diversi
elementi. E' prevista la delimitazione di uno spazio sacro a cielo aperto, l'aspersione
del luogo con un ramoscello d'olivo intinto nell'acqua termale, la circumambulazione
rituale dello spazio stesso a scopo apotropaico, l'offerta di farro, miele e vino.
La formula di invocazione
In alcuni scritti la formula invocatoria si rivolge all'"Angelo
dell'acqua" ("Angele Aquae"), dove il sostantivo "Angelus"
rappresenta una chiara contaminazione cristiana. In effetti, in altri frammenti viene
riportata l'espressione "Geni aquai ..." ("Genio dell'acqua"), che
propone un linguaggio latino arcaico (si noti il suffiso genitivo "-ai") e fa
pensare ad un'entità tutelare del luogo (Genius loci).
E' lecito supporre che esistessero differenti entità animiche - una
per ciascuno dei luoghi di scaturigine delle acque - le quali sarebbero tutte espressione
di un'unica potenza numinosa. Nella rituaria ritroviamo infatti l'espressione "Numen
aquarum calidarum", in cui l'uso del genitivo plurale fa pensare ad un potere divino
delle acque termali - il Numen - che si fa molteplice ed assume forme e caratteristiche
diverse a seconda del sito.
Sembra che il Genio dell'acqua avesse un nome proprio ed una cifra
(ossia una specie di mandala) che servivano per rendere vincolante l'invocazione. Questi
elementi erano però tenuti segreti e potevano essere trasmessi per tradizione orale (o
comunicati direttamente dall'Invisibile).
Il luogo dell'invocazione
Non conosciamo con esattezza il luogo in cui l'Angelo discende.
Va tenuto presente che le falde acquifere termali giacciono nelle
profondità di un'altura denominata "Colle di Corsena". Lungo le pendici di
quest'altura sorgono numerose (oltre trenta) sorgenti, le cui acque sono raccolte in
alcuni stabilimenti. Si può ritenere che tutto il Colle di Corsena sia pervaso
dall'influsso magico del Numen. Tuttavia, è presso le scaturigini sorgive che il genio
tutelare prende forma e si manifesta. Fin dal Medioevo funzionavano due principali
stabilimenti termali, quello del "Bagno di Corsena" (gli attuali "Bagni
Caldi", sede delle grotte) ed un altro detto "Gualoppino", ancora non
individuato con esattezza ma che forse corrisponde alle attuali "Docce
Basse"(10).
Entrambi questi siti, per la suggestività e l'energia del luogo,
sono stati stati probabilmente sede di culto e di invocazioni. Tuttavia, le Docce Basse,
oggi in disuso, rappresentano un luogo di particolare potenza. Qui si concentrano una
quindicina di sorgenti, che garantiscono un flusso di acque assolutamente ricco e
variegato, ed è qui che alcuni sensitivi hanno indicato il luogo più adatto per i
contatti con forze angeliche.
Una tradizione rivivificata
Nonostante la dispersione e la frammentazione delle fonti, il
rituale di invocazione è stato reintegrato in tutti i suoi elementi essenziali e conserva
potenza ed efficacia, come si è potuto sperimentare recentemente. La notte del 7 marzo di
quest'anno è stata rinnovata una tradizione che da tempo era caduta in disuso.
L'intento era quello di ridare vita ad un cerimoniale antichissimo,
di entrare in contatto gli spiriti del luogo e con potenze animiche pregne di virtù
terapeutiche, di riattivare la risonanza con energie sottili ed ancestrali.
La cerimonia si è svolta fra le rovine delle "Docce
Basse", in uno scenario suggestivo, sotto un cielo stellato che preannunciava il
novilunio.
La presenza numinosa si è manifestata con discrezione lasciando
cogliere una leggera vibrazione del terreno, mentre nell'atmosfera si diffondeva un vago
sentimento di malinconia e di rabbia, appena mitigato da una serenità ormai fiacca.
Chi è riuscito a visualizzare l'entità, ha potuto scorgerne gli
occhi infuocati, iniettati di rabbia e di rammarico. Si tratta di un nume potente, anche
se stanco ed avvilito, che rivendica "rispetto".
Rispetto: questo è il messaggio dell'Angelo! Ed in segno di
rispetto la veglia si è protratta fino a che l'ultima offerta si è consumata nel fuoco.
La cerimonia è stata coronata da un bagno nell'acqua appena vivificata, come si usava nei
tempi antichi.
NOTE
- 1. Betti Massimo, Il Ponte del Diavolo: notizie storiche
ed iconografia, Amministrazione Comunale di Borgo a Mozzano, 1993.
- 2. Pieri S., Toponomastica delle valli del Serchio e
della Lima, Archivio Glottologico Italiano, suppl. V, Torino, 1898, pp. 203 e 236.
- 3. Gallo A.M., Prato Fiorito Olimpo di magie, La
Lucchesia, anno I, n° 3, 1926, p.24.
- 4. Cherubini B., I Bagni di Lucca, Ed. del
Testimone, Massarosa, 1972.
- 5. Ambrosini R., Puccini C., Zecchini M., Tracce
celtiche e germaniche a Casoli in Val di Lima, L'Italia dialettale, XLIV, 1981
- 6. Giambastiani C., I Bagni di Corsena e la Val di Lima
Lucchese: dalle origini al XVI secolo, Istituto Storico Lucchese, Lucca, 1996
- 7. Bendinellus, Tractatus de Balneo Corsennae,
1483.
- 8. «...] nostrae regionis agricolae [...] in prima die
Veneris de mense Martij hoc balneû cum magna reverentia visitant, et intrant,
contenduntque quis primo dictû balneû ingredi debeat: affirmantes aquâ hanc nocte
praecedenti ab Angelo dei signari».
- 9. .
- 10. Cherubini B., I Bagni di Lucca, Edizioni del
Testimone, Massarosa, 1972, pag. 30.