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La Rivoluzione Divina

Sollevare la Cortina di Ferro dello Spirito

di Vàclav Havel
Presidente della Repubblica Ceca

Oggi l'umanità è ben consapevole dello spettro di minacce che pendono sulla sua testa. Sappiamo che il numero delle persone che abitano il nostro pianeta sta crescendo vertiginosamente, e che potremo aspettarci che arrivi ai dieci miliardi entro un periodo relativamente breve. Sappiamo che l'abisso già profondo che divide le persone povere del pianeta da quelle ricche potrebbe peggiorare ancora di più, e diventare sempre più pericoloso, anche a causa di questa crescita demografica. Sappiamo anche che stiamo distruggendo l'ambiente in cui viviamo, da cui dipende la nostra esistenza, e che stiamo puntando verso il disastro permettendo la produzione di armi per la distruzione di massa e la loro proliferazione.

E tuttavia, nonostante la consapevolezza di questi pericoli, non facciamo niente per evitarli. Mi affascina quanto la gente sia preoccupata delle prognosi disastrose, quanti libri che contengono le prove della crisi imminente diventano best-sellers, ma di quanto poco teniamo conto di queste minacce nella nostra vita quotidiana. Non è forse vero che anche i bambini sanno che le risorse di questo pianeta sono limitate, e che se vengono spese più velocemente di quanto possono rinnovarsi, siamo spacciati? Però continuiamo le nostre abitudini di spreco, e questo non sembra neanche disturbarci. Al contrario: il successo di una nazione si misura nell'aumento delle propria produzione, e non solo nei paesi poveri, dove questo aumento potrebbe essere giustificato, ma anche in quelli ricchi, che tagliano il ramo su cui siedono con le loro ideologie di crescita prolungata indefinitamente e senza un senso.

La cosa più importante che possiamo fare oggi è studiare le ragioni per cui l'umanità fa così poco per affrontare queste minacce, e perché ci permettiamo di proseguire spinti da un moto perpetuo, senza lasciarci influenzare dalla nostra auto-consapevolezza o dal senso di possibilità future.

Sarebbe ingiusto ignorare l'esistenza di numerosi progetti per invertire questa pericolosa tendenza, o negare che molto è già stato fatto. Tuttavia, tutti i tentativi di questo genere hanno una cosa in comune: non toccano il seme da cui germogliano tutte le minacce di cui parlo, ma cercano soltanto di diminuire il loro impatto. (Un esempio tipico di questo è la lista di leggi, ordinanze e trattati internazionali che stipulano quanto materiale tossico questa o quella fabbrica possono liberare nell'ambiente.) Non sto criticando queste salvaguardie; sto solo dicendo che sono trucchi tecnici che non hanno nessun reale effetto sulla sostanza della questione.

Cos'è, allora, la sostanza della questione? Che cosa potrebbe cambiare il corso della civiltà odierna?

E' mia profonda convinzione che l'unica soluzione è un cambiamento nello spirito, nella sfera della consapevolezza umana. Non basta inventare nuove macchine, nuove regole, nuove istituzioni. Dobbiamo sviluppare una nuova comprensione del vero scopo della nostra esistenza sulla terra. Solamente facendo questa svolta fondamentale potremmo creare nuovi modelli di comportamento ed una nuova serie di valori per il pianeta. In breve, penso che sia meglio iniziare della testa piuttosto che dalla coda.

Ogni volta che mi sono occupato di un serio problema globale - il taglio delle foreste pluviali, l'intolleranza etnica o religiosa, la brutale distruzione delle culture indigene - ho scoperto qualcosa nella lunga catena degli eventi che ha causato un assenza basilare di responsabilità per il pianeta.

Ci sono innumerevoli responsabilità, più o meno urgenti, a secondo di chi è coinvolto. Ci sentiamo responsabili per il nostro benessere personale, le nostre famiglie, ditte, comunità, nazioni. Ed in tutti noi, da qualche parte nel profondo, c'è un piccolo senso di responsabilità per il pianeta e per il suo futuro. Mi sembra che quest'ultima e più profonda responsabilità sia diventata una delle ultime priorità - pericolosamente dimenticata, considerando che oggi, come mai prima, il mondo è più interconnesso che mai e che a tutti gli effetti stiamo vivendo un destino globale.

Il nostro mondo è dominato da alcuni grandi sistemi religiosi le cui differenze sembrano sempre più evidenti, e danno luogo ad innumerevoli conflitti armati e politici. La mia opinione è che questo fatto - che sta, comprensibilmente, attirando molto l'attenzione dei media - nasconde in parte un aspetto più importante: che le civiltà all’interno delle quali nascono queste tensioni religiose sono, in essenza, profondamente atee. Infatti, la nostra è la prima civiltà autenticamente atea della storia dell'umanità.

Forse il problema reale è la mancanza di rispetto per l'ordine morale che proviene dall'alto, o semplicemente una crisi di rispetto per ogni tipo di autorità più alta del nostro essere più terreno, con i suoi interessi materiali veramente effimeri. Forse la nostra mancanza di responsabilità per il pianta è l'unica conseguenza logica del concetto moderno dell'universo come fenomeno complesso controllato da certi leggi scientificamente identificabili, formulate per Dio-sa-quale scopo. Concezione che non esplora il significato dell'esistenza e che rinuncia ad ogni tipo di metafisica, incluse le sue stesse radici metafisiche.

In questo processo abbiamo perso la nostra certezza che l'universo, la natura, l'esistenza, le nostre stesse vite siano opere creative che hanno un senso ed uno scopo definito. Questa perdita è accompagnata dalla perdita del senso profondo che qualunque cosa facciamo deve essere visto alla luce di un ordine più alto di cui siamo parte e la cui autorità dobbiamo rispettare.

Negli anni recenti le grandi religioni hanno svolto un ruolo sempre più importante nella politica globale. Dalla caduta del comunismo, il mondo è diventato multipolare invece di bipolare, e molti paesi fuori dalla sfera di dominanza culturale Euro-Americana hanno aumentato la propria influenza e auto-stima. Ma più siamo uniti dai legami di una singola civiltà globale, più i vari gruppi religiosi enfatizzano le loro diversità. Questa è un epoca di accentuata diversità ("otherness") spirituale, religiosa e culturale.

Come possiamo ristabilire nella mente umana un’attitudine condivisa su quello che è sopra di noi, se ovunque la gente sente il bisogno di sottolineare le loro diversità? Ha senso cercare di volgere la mente umana ai cieli quando questa svolta potrebbe aggravare i conflitti fra le varie divinità?

Io non sono, di sicuro, un esperto di teologia, ma mi sembra che le grandi fedi principali abbiano in comune più di quanto sono disposte ad ammettere. Esse condividono un simile punto comune di partenza - che questo mondo e la nostra esistenza non sono dovuti al caso ma sono parti di un atto misterioso, ma integrale, le cui fonti, direzioni, e scopi sono difficili da percepire per noi nella loro interezza. E condividono un complesso di imperativi morali che questo atto misterioso implica. Nella mia opinione, qualsiasi differenza possano avere queste religioni, queste non sono più importanti delle loro fondamentali similitudini.

Forse la via di uscita dalla nostra cupa situazione può essere trovata cercando cosa unisce le varie religioni - una ricerca dei principi comuni. Allora potremo coltivare la coesistenza umana mentre, al contempo, coltiviamo il pianeta su cui viviamo, inondandolo dello spirito di questi principi religiosi ed etici comuni - quello che chiamerei il minimo comune spirituale e morale.

Potrebbe essere questa la maniera per fermare il moto perpetuo che ci trascina verso l'inferno? Potranno le parole persuasive dei saggi essere sufficienti per realizzare quello che dobbiamo fare? O ci vorrà un disastro senza precedenti a provocare questo tipo di rivoluzione esistenziale - un recupero universale dello spirito umano ed un rinnovato senso di responsabilità per la terra?

Vàclav Havel è Presidente della Republica Czeca. Questo discorso è tratto dalla rivista "Civilization" di Aprile/Maggio 1998.


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