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Storia dello stabilimento "J. Varraud" o del Bagno Caldo


Jean Varraud (Lione 1873 - Bagni di Lucca 1926) venne nel nostro paese agli inizi del secolo e a Fornoli costruì una fabbrica di prodotti tannici che ben presto, con lo sviluppo assunto, contribuì a migliorare le condizioni economiche e sociali della piccola comunità. Innamorato di Bagni di Lucca, Jean Varraud prese a cuore lo sviluppo degli impianti termali e costituì la Società Esercente le RR. Terme, disciolta nel 1968. La morte lo colse nel fervore della realizzazione dei numerosi progetti, e fu per il paese una perdita veramente irrimediabile.  Nel 1922 gli era stata conferita la cittadinanza onoraria. Con decreto prefettizio del 1954 fu intitolata al suo nome la piazza del Circolo dei Forestieri; nel 1962 gli venne pure intitolato lo Stabilimento termale di Bagni Caldi.

E’ il più antico. L’antico stabilimento era costituito da una semplice costruzione contenente due bagni - uno per le donne, uno per gli uomini - nei quali l’acqua affluiva direttamente dalla sorgente che scaturiva da un antro scavato nel monte, primo nucleo di quella che poi divenne la grotta a vapore o, come anche fu chiamata, "stufa".

Agli inizi del 16° sec. lo stabilimento fu ingrandito e vennero introdotti l’uso della grotta e quello delle docce, che verso la metà del secolo furono accresciute di numero per soddisfare alla sempre crescente richiesta di questo tipo di cura, riconosciuto di grande efficacia. Essa consisteva nel far cadere da una certa altezza l’acqua termale, incanalata in un serbatoio dal quale si partivano dei condotti minori, sulla parte malata, sicchè essa rimanesse a lungo colpita e quasi massaggiata dall’acqua benefica. Questo tipo di cura, iniziata per la prima volta al Bagno caldo, si estese anche agli altri stabilimenti.

Fino alla metà del 16° secolo la sorgente usata era una sola: quella che ancor oggi è detta del "Doccione", la più elevata in calore di quante scaturiscono dalle pendici del Colle di Corsena.

Nella seconda metà del secolo fu scoperta al Bagno Caldo una seconda sorgente, detta il "Fontino" che venne incanalata per alimentare alcuni bagnetti sotterranei per i poveri e che oggi invece alimenta la piccola grotta, ricavata nel 1922 dalla demolizione dei bagnetti sopra indicati. In questo periodo di tempo furono elevate le tre cupole che sovrastano tutt’oggi l’antigrotta e i camerini per il dopogrotta, ricavati più tardi con una posticcia divisione dell’area sottostante.

Nel secolo 17° fu costruito il grazioso porticato antistante l’ingresso del bagno, riprodotto in una piccola litografia nell’opera sui bagni che il medico lucchese D. Moscheni dette alle stampe nel 1796.

Agli inizi del 19° secolo lo stabilimento fu radicalmente rinnovato, assumendo così l’aspetto attuale. Elisa Baciocchi decretò, infatti, nel 1808, per consentire l’ampliamento, che la vecchia e cadente albergheria dei poveri venisse abbattuta insieme alla casa Benedetti che l’affiancava. I lavori furono condotti con ogni solerzia , sotto la guida dell’architetto progettista, il lucchese C. Lazzarini. Costruita la nuova facciata avanzandola di circa quattro metri rispetto all’antica, ne risultò l’attuale spazio che comprende le scale di accesso al piano superiore, quello davanti all’ufficio di cassa e tutto il perimetro della sala d’aspetto: su questa e sui bagnetti di fronte fu elevato un piano che venne destinato come luogo di ritrovo e di gioco per i forestieri e più tardi ad alloggio per il Direttore.

Fu in questi locali che girò la prima roulette d’Europa nell’anno 1837, prima che venisse inaugurato al Ponte a Serraglio il Casinò dei giochi.

A titolo di curiosità aggiungeremo che fra le cure più frequenti fino a tutto il secolo 19° fu l’uso degli enteroclismi: si narra che esistevano impalcature, sovrastate da barili d’acqua, capaci di sostenere una decina di pazienti che dal di sotto ricevevano la cura da parte di appositi inservienti.

In un libro sta scritto che ai pazienti venivano immessi in una stessa seduta fino a due barili d’acqua termale che, raccolta in terra e incanalata in condotti di legno, dopo un affrettato filtraggio, andava ad alimentare il bagno dei poveri!

Tratto da "I Bagni di Lucca" di Bruno Cherubini, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca 1981


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